Storia del gioco d’azzardo in Italia: dalle origini ai giorni nostri

April 17, 2026

L’Italia ha un rapporto con il gioco d’azzardo che affonda le radici nell’antichità. I Romani erano appassionati di dadi e scommesse — si sa che i soldati giocavano ai dadi persino ai piedi della Croce, e che gli imperatori stessi erano spesso noti giocatori. Il termine azzardo deriva dall’arabo “az-zahr”, che significa dado, a testimonianza di quanto profonde siano le radici culturali di questa pratica nel bacino mediterraneo.

Nel Medioevo il gioco d’azzardo veniva spesso condannato dalla Chiesa come vizio e fonte di corruzione morale, ma questa disapprovazione non ne frenò la diffusione. Le taverne del periodo medievale erano luoghi dove si giocava ai dadi, alle carte e ad altri giochi di fortuna. Le prime carte da gioco arrivarono in Europa probabilmente dall’Oriente intorno al XIV secolo, e in Italia si svilupparono rapidamente varianti locali che influenzarono il design delle carte in tutto il continente.

Il primo casinò pubblico della storia moderna aprì a Venezia nel 1638. Il Ridotto, come venne chiamato, era un locale gestito dal governo della Serenissima con lo scopo di controllare e tassare il gioco d’azzardo che avveniva in modo clandestino durante il carnevale. Era accessibile solo alle classi abbienti e richiedeva l’abito formale per entrare — un modello che influenzò l’immagine del casinò come luogo di esclusività per i secoli a venire.

Nel Settecento e nell’Ottocento, il gioco si diffuse ulteriormente nelle corti aristocratiche italiane. Le lotterie statali vennero istituzionalizzate come strumento di finanziamento pubblico: il Lotto italiano ha origini che risalgono al 1576 a Genova e divenne progressivamente uno strumento di raccolta fondi per le casse dello Stato. Ancora oggi il Lotto è uno dei giochi più praticati in Italia, con una penetrazione capillare sul territorio nazionale.

Il XX secolo portò una regolamentazione sempre più organica del settore. Il casinò di Sanremo aprì nel 1905, seguiti da quelli di Venezia, Saint-Vincent e Campione d’Italia. Questi stabilimenti divennero mete turistiche di lusso e fonti di entrate significative per i comuni che li ospitavano. La normativa italiana ha storicamente limitato il gioco d’azzardo a questi quattro casinò autorizzati, mantenendo il settore in un perimetro ristretto per decenni.

L’arrivo di internet negli anni Novanta e Duemila aprì una nuova era. I casino no aams con licenze estere cominciarono a operare online ben prima che l’Italia istituisse un quadro regolatorio specifico per il gioco digitale. Molti italiani scoprirono per la prima volta la roulette online, le slot digitali e il poker su queste piattaforme, molto prima che i casinò italiani approdassero sulla rete.

L’AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), poi rinominata ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), cominciò a regolare il gioco online a partire dal 2006 con il primo decreto specifico sul settore. Le prime licenze per il poker online e le scommesse sportive furono rilasciate in quegli anni, aprendo la strada a un mercato legale che oggi vale miliardi di euro annui.

Oggi l’Italia è uno dei mercati del gioco d’azzardo online più grandi d’Europa. I temi del gioco responsabile, della tutela dei minori e della prevenzione della dipendenza sono sempre più al centro del dibattito normativo. Il Registro di autoesclusione consente ai giocatori problematici di escludersi volontariamente da tutte le piattaforme autorizzate, ed è uno degli strumenti di protezione più avanzati nel panorama europeo.

La storia del gioco d’azzardo in Italia riflette tensioni profonde tra il desiderio di libertà individuale, la necessità di regolamentazione e il ruolo dello Stato come garante del benessere collettivo. Un equilibrio difficile da raggiungere, che continua a evolversi man mano che le tecnologie aprono nuove frontiere del gioco digitale.